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Contrappunti/ Le truppe cammellate

di Massimo Mantellini - 20.05.04 (da Punto Informatico del 17 maggio)

Si assiste alla discesa in rete dei politici di professione: il cambio di messa a fuoco è sotto i nostri occhi, grazie al fatto che gli interessi Internet dell'industria e della politica coincidono.

17/05/04 - Roma - Capita ogni tanto, da anni, che qualcuno mi scriva o commenti sui forum di Punto Informatico dicendomi: "Piantala di parlare di politica, parla di Internet e Informatica". In genere il commento è accompagnato dall'amichevole suggerimento al direttore di PI di procedere ad un mio rapido allontanamento.

Non c'è miglior risposta a questo punto di vista di una osservazione anche superficiale di quanto sta accadendo in queste settimane a Internet e all'Informatica. La politica, negli avvenimenti che accadono da queste parti, non è mai stata così presente. Esisterebbe quindi la necessità di un fronte illuminato di persone che amano e conoscono la rete e i computer, in grado di prendere posizione e far sentire la propria voce sui vari decreti che si susseguono a livello nazionale ed europeo su copyright, brevettabilità del software, depositi legali delle pagine web, libertà di espressione ed altre amenità.

Solo che queste persone, in grado di creare comunità e movimenti di opinione, quasi non ci sono. Sembrano quasi di più gli struzzi che chiedono di "non parlare di politica" rispetto a quanti hanno energia e voglia per sporcarsi le mani e, nel loro piccolo e con rispetto parlando, "scendere in campo". Ho davanti agli occhi - ed è poi la ragione di questo mio articolo oggi - la foto di Giuseppe Caravita, giornalista tecnologico di fama, blogger ed ora perfino candidato alle prossime elezioni europee, mentre nei giorni scorsi fa volantinaggio in Piazza Duomo a Milano contro il decreto Urbani.
Quella che può sembrare una regressione ad un mezzo di comunicazione vetusto (il volantino) è oggi per conto mio la più autentica rappresentazione del significato del termine "fare politica". Quella politica che, quando riguarda ciò che abbiamo di più caro e vicino come nel caso in questione, diventa politica delle reti, anche se fatta porta a porta o sulla pubblica piazza e non solo attraverso il mezzo telematico.

Scrive uno degli altri vecchi della politica delle reti italiane Manlio Cammarata su InterLex in questi giorni:

Ma se ci guardiamo intorno, nel desolante panorama dell'informazione tradizionale, con la televisione quasi totalmente asservita al potere politico-economico-mediatico, allora possiamo forse sorridere per un attimo. Almeno l'internet non ha un consiglio di amministrazione che rappresenta una sola parte politica, non ha un presidente "di garanzia" che si dimette quando si accorge che non può garantire un bel nulla. L'internet si garantisce da sé.

Io - con tutta la stima che ho per Cammarata - ho seri dubbi che sia vero. Internet si è garantita da sè fino a quando era un medium marginale, riservato ad entusiasti ed amanti delle tecnologie. In quel contesto la politica delle reti poteva a buona ragione essere considerata una fissazione per visionari illuminati. Si potevano fondare associazioni con poche decine di iscritti, si poteva anche cianciare di democrazia elettronica, ci si poteva avvicinare alle problematiche della comunicazione on line in assenza di significativi ostacoli legislativi. Semplicemente perchè il legislatore guardava altrove.

Oggi assistiamo a questa pericolosa divergenza che vede da una parte l'interesse per problematiche importanti come quelle della libertà di espressione online ristretto ai soliti conosciuti personaggi come Caravita o Cammarata o Monti o Livraghi, persone degnissime che vanno ripetendo cose importanti da un decennio di fronte ad una platea di sedie vuote; dall'altra assistiamo invece alla discesa in rete della truppe cammellate dei politici di professione. Il cambio di messa a fuoco è sotto i nostri occhi e la politica delle reti oggi è scivolata in mano a persone del calibro di Gabriella Carlucci o Giuliano Urbani o Maurizio Gasparri o Pietro Folena. Inutile nascondersi dietro ad un dito: si tratta di uno schieramento trasversale dominato non tanto (e sarebbe già grave) dalla ignoranza delle dinamiche della rete, quanto piuttosto da un asservimento assoluto e palese alla grande industria delle comunicazioni e dell'intrattenimento. Troppi gli interessi che convergono su Internet, e se a questi sommiamo i pericoli legati al controllo del consenso (o meglio alla sua perdita), appare evidente come esista una necessità di "governare" Internet che accomuna soggetti differenti del mondo dell'industria e della politica. In Italia gli organismi deputati a compensare queste dinamiche di potere, penso per esempio alla Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, hanno fatto tutt'altro che tutelare gli utenti, fallendo quindi interamente le ragioni della loro stessa esistenza.

Restano così gli utenti di quella cosa meravigliosa che è la rete Internet: sembra evidente come essi siano di fronte oggi alla assoluta necessità di tutelare sè stessi. Qualcuno si dedica al volantinaggio, qualche senatore illuminato c'è, un numero sempre più alto di persone, grazie al lavoro informativo di pochissimi media, inizia a comprendere come sia antipatico trovarsi ogni giorno oggetto delle indebite attenzioni di un legislatore arraffone. Poi ci sono quelli che non amano parlare di politica. Che è una posizione come un altra. Immobili, trascinati dalla corrente, pronti a sbattere contro ogni asperità, ma con il proprio amato computerino in mano. Certo che son soddisfazioni.

 

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