Cookie free: nessun "biscotto" per spiare i lettori

InterLex - RIVISTA DI DIRITTO TECNOLOLOGIA INFORMAZIONE

 

eIDAS: contenuto "stabile" o contenuto "statico"? 

Identità digitale - Gianni Penzo Doria* - 1. febbario 2017

Il Regolamento eIDAS (electronic IDentification Authentication and Signature) ha come obiettivo l'armonizzazione comunitaria per i servizi fiduciari e i mezzi di identificazione elettronica. Ma la traduzione italiana genera confusione.

Il quadro normativo comunitario sulle firme elettroniche (direttiva 1999/93/CE) è cambiato con l'emanazione del  Regolamento (UE) N. 910/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 luglio 2014 "in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno e che abroga la direttiva 1999/93/CE", noto come Regolamento eIDAS.

L'articolo 3, N. 35 del Regolamento eIDAS introduce una nuova definizione di documento elettronico. Leggiamola:

"electronic document" means any content stored in electronic form, in particular text or sound, visual or audiovisual recording 

Tale definizione è vigente in ogni ordinamento giuridico degli Stati membri, Italia compresa. In italiano la traduzione ufficiale recita:

"documento elettronico": qualsiasi contenuto conservato in forma elettronica, in particolare testo o registrazione sonora, visiva o audiovisiva 

La definizione europea non è settoriale, non è ambigua e non è nemmeno tecnica. È semplicemente ecumenica. In buona sostanza, tutto e, verrebbe da dire, il contrario di tutto, purché esso sia "conservato" e sia "in forma elettronica".

A questo punto, per individuare l'ambito di applicazione di una definizione di una portata così generale come quella in commento, dobbiamo preliminarmente osservare che essa riguarda tutti i documenti, senza distinzione di provenienza soggettiva, cioè quelli di cittadini, imprese e amministrazioni pubbliche.

Nulla, inoltre, viene detto in ordine alla validità sincronica e diacronica del contenuto, alla rilevanza probatoria e all'impossibilità di mantenere quel contenuto in forma statica nel tempo.
Trattandosi di una nozione orientata alla sintesi, è comprensibile, ma è necessario specificare i confini e i limiti lessicali della versione italiana, soprattutto riguardo agli effetti sul Codice civile e sul Codice dell'amministrazione digitale, in quanto fondamenti normativi della tematica in esame.

Occorre distinguere, infatti, almeno due tipi di contenuto:
a) contenuto giuridico e intellettuale (l'azione rappresentata)
b) contenuto informatico (la sequenza di bit)

Il primo, di norma, attiene a come l'autore intende documentare un fatto, un negozio giuridico, un atto volitivo e a come focalizza l'attenzione su elementi intrinseci propri della diplomatica digitale e dell'informatica giuridica. Il secondo, invece, profila una forma tecnica, neutra e indipendente rispetto al primo e inerisce agli elementi estrinseci del documento.

In concreto, la deliberazione di un Consiglio comunale può essere memorizzata in qualsiasi formato (pdf/a, png, odt, etc.), cioè attraverso una diversa sequenza di bit, ma il contenuto giuridico deve rimanere identico e immutabile. In particolare, nel processo di conservazione sono previsti specificamente cambi di formato per scopi di disseminazione o per garantire la migrazione su nuove piattaforme e differire l'obsolescenza.

Nel primo caso, il contenuto giuridico e intellettuale deve rimanere immodificabile, quindi è imprescindibile tutelarne la staticità. Nel secondo, di contro, la dinamicità della sequenza di bit riesce a essere paradossalmente un elemento di garanzia della conservazione affidabile nel tempo, quindi, all'interno di una soluzione tecnologica determinata.

È ormai noto, infatti, che per conservare a lungo termine un documento digitale è necessario modificarlo periodicamente. Ecco, dunque, la stabilità.
Una più aderente traduzione giuridica avrebbe dovuto rendere la parola "stored" con "memorizzato" non con "conservato". La parola "content" non è riferibile di per sé a un "contenuto", ma a "sequenza binaria". In altre parole, il concetto europeo è molto più vicino a quello di file anziché di documento, a immagazzinare anziché a conservare.

Nella normativa tecnica italiana, infatti, la memorizzazione è un'operazione molto più semplice della conservazione digitale. A mente del DPCM 3 dicembre 2013, infatti, quest'ultima richiede una serie di adempimenti e il rispetto di procedure complesse di gran lunga più articolate dello stoccaggio di una serie di bit.

Detto in altri termini, l'immagazzinamento (storage) di una sequenza binaria nulla ha a che vedere con la conservazione (preservation). Ci dà conforto in questa tesi il fatto che il legislatore europeo utilizza più volte nel Regolamento eIDAS i termini preservation e storage (stored) con precisione e accuratezza semantica.

In questa sede, infine, non trattiamo la pur importante distinzione tra document e record, che porterebbe a ulteriori precisazioni semantiche.
In conclusione, dovremmo ricodificare in maniera più precisa la traduzione italiana della norma europea, interpretandone correttamente la ratio nella seguente:

Proposta di traduzione
"documento elettronico": qualsiasi sequenza binaria memorizzata in forma elettronica, in particolare testo o registrazione sonora, visiva o audiovisiva.

Non si tratta di questioni nominalistiche o di trovare minuzie perdendo lo sguardo d'insieme su una norma di portata eccezionale. Il nodo centrale è calibrare all'interno dell'ordinamento giuridico italiano una norma che così come tradotta finirebbe per far assurgere a dignità documentale qualsiasi oggetto, con buona pace di giuristi, di informatici, di archivisti e, soprattutto, di diplomatisti.

* Direttore generale dell'Università degli Studi dell'Insubria.

Per intervenire su questo argomento clicca qui
Inizio pagina     Indice di questa sezione      Home

 

Pubblicazione iscritta nel registro della stampa del Tribunale di Roma con il n. 585/97 - Direttore responsabile Manlio Cammarata - P. IVA 13001341000

© Manlio Cammarata/InterLex 2017 -  Informazioni sul copyright