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Italia, sistemi attaccati, email copiate: chi c'è in difesa?

Privacy e sicurezza - Manlio Cammarata - 11 gennaio 2017
"Privacy pubblica" sembra un ossimoro. Ma i fatti di questi giorni, ultimi di una lunga serie, dimostrano che le intrusioni tecnologiche nell'attività dei personaggi pubblici sono continue e le difese non ci sono, o non sono efficaci.

Partiamo dalle prime pagine dei quotidiani on line di questa mattina. Corriere della Sera: Voci di segreti e dossier russi Trump è ricattabile? - Cyberspie nei cellulari di Renzi e Draghi; la Repubblica: Cyberspionaggio, rimosso il capo della postale - Usa, nuova tegola su Trump "Russi possono ricattarlo"; La Stampa: Carrai: Il giallo dei fratelli che spiavano l’Italia “Potranno aggredirci anche con i droni”.

La memoria va subito a un caso ancora attuale: la sindaca di Roma e i consiglieri che telefonano e fanno riunioni sul tetto del Palazzo, temendo che nelle sale ci sia qualche cimice. Timore giustificato anche prima delle notizie di ieri, ma la soluzione dimostra che gli amministratori della Capitale non hanno la minima idea di che cosa sia la sicurezza.

Quando hai ragione di sospettare di essere spiato da qualche cimice, la prima cosa da fare è chiamare un esperto qualificato. Che, in un batter d'occhio e con appositi apparecchi, localizza microfoni, telecamere e quant'altro sia stato inventato per farsi i fatti altrui.

Scovati, se ci sono, gli intrusi elettronici, puoi scegliere tra diverse soluzioni: a) procedere alla "bonifica" (da ripetere periodicamente, diciamo una volta alla settimana); b) chiamare i Carabinieri o la Polizia o la Guardia di Finanza, a scelta e secondo le tue simpatie personali; c) documentare il tutto e presentare un esposto alla Procura della Repubblica; d) fare tutte queste cose, nel giusto ordine.

La non-soluzione è andare sul tetto: primo, perché è ridicolo; secondo, perché appena l'ipotetico spione lo viene a sapere, ti piazza le cimici anche tra le tegole.
Ma, prima di tutto, devi avere nell'ufficio accanto al tuo un esperto di sicurezza (un esperto vero, non assunto per meriti politici o di altra natura), sempre all'erta e pronto a intervenire in qualsiasi momento. Anche per sbatterlo fuori al primo incidente. Perché, se un'intrusione va a segno, il primo colpevole non è l'attaccante abile, ma il difensore inetto.

E' necessario ripeterlo fino alla noia: siamo tutti vulnerabili dalle tecnologie. Anche, e soprattutto, se non le amiamo e le usiamo il meno possibile, perché sappiamo di non sapere come si controllano. Mentre un uso consapevole dei mille arnesi tecnologici che fanno parte della nostra vita è la prima difesa contro ogni invasione della vita pubblica come di quella privata.

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