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L'ePrivacy in bilico mentre Google allunga i tentacoli

Privacy e sicurezza - Manlio Cammarata - 6 luglio 2017

Il fuoco incrociato contro la proposta di regolamento UE sulla protezione dei dati nelle comunicazione elettroniche rischia di indebolirlo e ritardarne l'approvazione. E Google cattura i dati anche delle carte di credito...

I dati, si dice, sono il petrolio del nostro tempo. Il loro valore economico spiega i motivi delle strategie degli Over The Top per catturarne la maggiore quantità possibile e gli attacchi che gli stessi OTT scagliano contro la proposta di regolamento "relativo al rispetto della vita privata e alla tutela dei dati personali nelle comunicazioni elettroniche", pubblicata il 10 gennaio scorso. 

La proposta prevede che il nuovo testo (noto come Regolamento ePrivacy) sia applicabile dallo stesso giorno in cui sarà applicabile il Regolamento generale sulla protezione dei dati. Previsione più che corretta, perché in caso contrario il 25 maggio 2018 i titolari dei trattamenti dovrebbero applicare insieme la nuova normativa generale e la vecchia normativa speciale, con tutti i problemi del caso.

Ma l'iter della proposta incontra forti resistenze, che potrebbero comportare un allungamento dei tempi o, nella migliore delle ipotesi, un periodo molto breve per passare dal vecchio al nuovo regime..

La situazione è riassunta nella Relazione sullo stato di avanzamento dei lavori pubblicata dalla Presidenza di Malta, nella quale sono riportate in sintesi le numerose obiezioni alla proposta di regolamento. Si conclude che "In tale contesto, le delegazioni non ritengono realistica la data di applicazione proposta (25 maggio 2018)".
L'obiettivo era "completare il primo esame della proposta entro la fine della presidenza maltese nel giugno 2017 al fine di fornire una solida base per i futuri progressi su questo fascicolo".

Intanto il testimone è passato all'Estonia, che lo scorso 3 luglio ha diffuso una nota della Presidenza, nella quale annuncia per il 10 luglio una riunione del Working Party for Telecommunications and Information Society, nella quale saranno discussi solo due dei numerosi punti controversi.

Con questi ritmi l'approvazione finale del Parlamento potrebbe giungere troppo tardi per l'applicazione del regolamento a partire dal 25 maggio 2018. Con grande soddisfazione delle lobby degli OTT, delle sei (e più) sorelle dei Big Data, che vedono la proposta di regolamento come il fumo degli occhi. 

Ma non ci sono solo gli OTT a sparare ad alzo zero contro la proposta di regolamento. Anche ai maggiori editori di giornali il testo non piace. In una Lettera aperta inviata al Parlamento e al Consiglio europeo, intitolata "Fiducia, riservatezza e informazione: la necessità di riconsiderare le proposte sull’ePrivacy" (pubblicata dal Sole24ore, che è tra i firmatari della lettera stessa).

In sostanza gli editori si oppongono a una delle norme-chiave della proposta: quella che obbliga i bowser ad offrire all'utente la possibilità di un rifiuto preliminare e generale di ricevere cookie e di essere tracciato (articolo 10). Vorrebbero che l'utente, dopo aver espresso un rifiuto generale preventivo, possa poi esprimere un consenso parziale per i cookie inviati dai siti degli stessi editori. Il che è poco credibile e comunque farebbe rientrare dalla finestra quello che si è cacciato dalla porta.

E veniamo al Grande Fratello per eccellenza, Google. Che annuncia di non voler più usare i profili che cattura a man salva per inviare pubblicità personalizzata (si sono accorti che non funziona?). Ma comunque continuerà per altri scopi la raccolta massiva di dati personali.

Ancora. L'azienda di Mountain View (scrive il Wall Street Journal), visto che i software che bloccano la pubblicità, gli ad-blocker, impediscono anche la raccolta dei dati personali che si compie attraverso la stessa pubblicità, inserirà un proprio ad-blocker nel browser Chrome, che bloccherà solo le pubblicità "inaccettabili" secondo la Coalition for Better Ads. A pensar male...

Non vi basta? Allora ecco l'ultima notizia: Google ha fatto sapere che negli USA traccia miliardi di pagamenti effettuati con le carte di credito o di debito, anche nei negozi fisici, non solo online.

Garanti europei, se ci siete...

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