Cookie free: nessun "biscotto" per spiare i lettori. Sono in corso di eliminazione i link di facebook, che tracciano chi clicca su "mi piace" o "condividi"

InterLex - RIVISTA DI DIRITTO TECNOLOLOGIA INFORMAZIONE
HOME     Informazioni     Contatti
DIRITTO TECNOLOGIA INFORMAZIONE – UN BLOG DI MANLIO CAMMARATA

 

Forum multimediale La socistà dell'informazione

Coronavirus e norme nella società vulnerata

Varie ed eventuali - Andrea Monti - 25 marzo 2020

Se venticinque anni fa Manlio Cammarata, occupandosi del rapporto fra legge e tecnologia scriveva della “società vulnerabile”, oggi quella definizione non ha più senso.

L’emergenza COVID-19 dimostra come la nostra società, più che “vulnerabile”, sia stata vulnerata. Vulnerata da una sistematica assenza di pensiero su come integrare in modo efficiente le tecnologie dell’informazione in un ecosistema sociale, politico e culturale.

Così, oggi ci troviamo di fronte a pubbliche amministrazioni che hanno – eufemisticamente – difficoltà ad operare in telelavoro, al comparto della pubblica sicurezza che si affida a “pezzi di carta” – la famigerate “autodichiarazioni” – per contrastare chi non rispetta gli obblighi di isolamento, al servizio sanitario che non è in grado di accedere alle enormi risorse informatiche del mondo della ricerca medica “perchè i laboratori non sono omologati” per fare i test, “piattaforme di ecommerce” che non riescono a tenere il passo con il sovraccarico degli ordini, proprio quando ci si aspetterebbe una dimostrazione di straordinaria capacità ed efficienza, università e tribunali che consegnano a tecnologie proprietarie ed extracomunitarie la didattica e l’amministrazione della giustizia. E la lista potrebbe proseguire a lungo.

Con la preveggenza che lo caratterizzava, Giancarlo Livraghi scrisse il 1. luglio 1999 un manifesto che venne presentato nel corso del Forum sulla società dell’informazione, organizzato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri (e del quale non c’è più traccia sul sito di Palazzo Chigi). Si intitolava “E’ compito delle istituzioni liberarci dalla schiavitù elettronica“, e chiedeva

1. Che i servizi di pubblica utilità usino programmi informatici e telematici totalmente trasparenti e aperti: cioè di cui sia noto e liberamente modificabile il “codice sorgente”.

2. Che in nessuna comunicazione con la Pubblica Amministrazione (o con qualsiasi altro servizio di pubblica utilità) i cittadini siano mai costretti a usare programmi non universalmente compatibili; o, nel caso che si tratti di programmi definiti ad hoc, questi siano sempre liberamente e gratuitamente disponibili a tutti.

Due richieste semplici che, se fossero diventate parte dell’agenda politica del tempo, avrebbero aiutato a costruire una società efficiente, moderna ma soprattutto, libera.

(da Ictlex.net)

Per intervenire su questo argomento clicca qui
Inizio pagina     Indice di questa sezione      Home
InterLex su Facebook
Arma di sorveglianza di massa che limita la nostra libertà. Possiamo difenderci?
Un piccolo libro per capire come le tecnologie "smart" invadono la nostra vita privata e influenzano le nostre scelte.
Per saperne di più
Leggi le prime pagine
Le recensioni
Stampato o ebook
Acquistalo su Amazon
Storie italiane di spionaggio
IL COLONNELLO REY
Il colonnello Rey su Facebook

Pubblicazione iscritta nel registro della stampa del Tribunale di Roma con il n. 585/97 - Direttore responsabile Manlio Cammarata - P. IVA 13001341000

© Manlio Cammarata/InterLex 2020 -  Informazioni sul copyrightPrivacy