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InterLex - RIVISTA DI DIRITTO TECNOLOLOGIA INFORMAZIONE

N. 591

Anno XXIII - 15 ottobre 2019

 

Buttarelli, la dignità della persona e i "poteri forti"

Manlio Cammarata - 15 ottobre 2019   Il testo completo

Si è tenuto a Roma il 12 ottobre scorso un incontro intitolato "Quali garanzie di reale indipendenza dai poteri forti per le Autorità di regolazione in Italia e in Europa. L'esempio e il lascito di Giovanni Buttarelli". L'evento è stato promosso da Eurovisioni e Infocivica, in collaborazione con Movimento Europeo Italia e Privacy Italia.
Nel programma era prevista una mia relazione introduttiva. Poi l'apertura dei lavori è stata svolta dall'attuale Garante Antonello Soro. Allora ho improvvisato un discorso più breve e sintetico. Qui riporto il testo che avevo preparato, più completo e forse più chiaro.

La notizia della scomparsa di Giovanni Buttarelli mi ha sorpreso proprio mentre stavo per mandargli la bozza di un librino (che sto finendo di scrivere) nel quale tratto diverse serie questioni sulla protezione dei dati personali, alla luce della diffusa "dipendenza" dalle tecnologie.
Immaginavo le sue obiezioni su certi passaggi e la discussione che ne sarebbe seguita. Discussione che mi avrebbe aiutato, come in altre occasioni, a chiarirmi le idee. E a esporle dando conto anche di una visione diversa.
Ma Giovanni se n’è andato. Ho perso – tutti abbiamo perso – un punto di riferimento. E sarà molto difficile trovarne un altro della stessa levatura.

Avevo conosciuto Giovanni Buttarelli nell’ormai lontano 1992, a Trento, in un convegno in cui si discuteva del progetto di direttiva europea sulla tutela dei dati personali, ormai in fase avanzata di elaborazione.
C’ero andato perché già da qualche anno mi occupavo della questione e mi interessava capire quale fosse l’orientamento definitivo su un tema che divideva gli allora pochi cultori della materia (anche se di protezione dei dati si discuteva fin dagli anni ’60 e la prima legge sulla materia era stata introdotta dal Land tedesco dell’Assia nel 1970).

Il rapporto personale nacque dopo, nel gennaio del 1995, quando lui volle replicare a un  mio articolo, molto critico, sul disegno di legge “1901-bis”. La sua "creatura" iniziava allora l’iter che si sarebbe concluso due anni dopo con la legge 657/96. Mi accusò di “terrorismo interpretativo”. Ne nacque un’intervista-duello, che non cambiò la mia opinione, ma mi fece capire la profonda preparazione e la statura etica del magistrato.

Perché Giovanni Buttarelli dominava la materia, era impossibile tenergli testa quando citava a memoria la normativa in vigore o in discussione in tutto il mondo. Ed era giustamente orgoglioso per quanto il quadro normativo europeo, del quale è da tutti considerato il “padre”, fosse studiato e preso come modello in tutto il mondo. La convinzione con la quale combatteva le sue battaglie era frutto di un’onestà intellettuale che deve riconoscergli anche chi non condivideva le sue idee o vedeva i propri interessi colpiti dal sistema di tutela della persona che lui aveva disegnato e che difendeva, instancabile.
Negli anni in cui fu segretario generale del Garante italiano ci incontrammo molte volte, sempre d’accordo sui principi e più o meno in disaccordo con la loro traduzione in precetti giuridici. Il confronto era stimolante, la sua ironia sottile disarmava anche l’oppositore più accanito. 

Ma chi era il “nemico” contro il quale Gianni combatteva? Per capirlo basta ricordare  quello che accadde il giorno stesso della sua scomparsa, come fu riportato da diversi giornali: se qualcuno cercava su Google “buttarelli causa morte” o “buttarelli malattia” otteneva la risposta in una frazione di secondo.
Lui e i suoi familiari avevano steso una cortina di riserbo sul male che lo aveva colpito. Come tutti sappiamo, le informazioni sullo stato di salute di una persona hanno una tutela molto forte nella normativa sul trattamento dei dati personali. La verità era conosciuta da poche persone, che mai avrebbero diffuso l’informazione ai quattro venti. Certo nessuno l’ha “condivisa” su una rete sociale o divulgata in altro modo. Ma Google violò il silenzio. Google “sapeva”. Perché Google sa tutto di noi e lo rivela senza riguardi per nessuno. CONTINUA

Giovanni Buttarelli su InterLex (1995-2017) - Articoli e interviste

Difendere la privacy, questo è l'obiettivo - La prima intervista, 16 gennaio 1995

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