[ztopmcr.htm]
Pagina pubblicata tra il 1995 e il 2013
Le informazioni potrebbero non essere più valide
Documenti e testi normativi non sono aggiornati

Firma digitale

Fatturazione elettronica obbligatoria: a chi conviene?

di Fabio Annovazzi* e Benedetto Santacroce** - 12.11.07

Vedi anche Solo fatture elettroniche per i pagamenti della PA? (M. Cammarata)

Con un emendamento alla finanziaria 2008 l’obbligatorietà della fatturazione elettronica nei confronti delle amministrazioni dello Stato e degli enti pubblici nazionali si estende anche alle Regioni e agli enti ad esse sottoposti.
Per le imprese, soprattutto quelle piccole e medie, non si tratta di una medicina banale da mandare giù.
La fatturazione elettronica – che pure promette risparmi stimati in miliardi di euro - ha una diffusione abbondantemente inferiore al 5% sia in Europa che negli Stati Uniti.
Il motivo è, molto banalmente, che inviare fatture alle PMI non conviene.

Infatti la spesa (fissa) necessaria per attrezzare il proprio gestionale ad inviare fatture elettroniche è maggiore del risparmio derivante dall’invio di fatture elettroniche (il costo dei francobolli), salvo che di fatture elettroniche se ne inviino tante, diciamo un buon 30% del totale.
E – per fortuna – la spesa esterna della PA per acquisti di beni e servizi è largamente inferiore al 30% del PIL.

L’obiettivo della norma non può essere solo di “dematerializzare” gli archivi delle fatture passive della pubblica amministrazione. Se lo fosse, l’amministrazione farebbe prima e meglio a firmare un contratto con un fornitore di servizi di scanning “intelligente”.
Utilizzando software sofisticati, è infatti possibile “leggere” una fattura cartacea e “capire” quello che c’è scritto sopra in modo di creare i dati indice necessari per archiviare la fattura sotto forma di file elettronico. Il problema è che noi esseri umani siamo molto più fantasiosi e creativi (anche nel modo di disegnare una fattura) di quanto possa essere intelligente un software.
Il risultato è che lo scanning non è esente da errori che debbono essere individuati e corretti a mano. Il costo complessivo del processo è generalmente superiore alle qualche decina di centesimi di Euro che si risparmiano “buttando via” l’archivio cartaceo.

Altro discorso è se l’obiettivo della norma è di ottimizzare il processo di acquisto della PA o – ancora meglio – di porre le condizioni necessarie perché l’uso della fatturazione elettronica si possa diffondere anche fra le imprese.
La Danimarca è stata il primo paese a prevedere l’obbligatorietà della fatturazione elettronica verso le pubbliche amministrazioni. Da circa un anno il 100% della fatture B2G arrivano in forma elettronica. E, diciamocelo subito, la Danimarca non è un esempio da seguire ciecamente.

Per sottrarre le PMI alla spesa di installare un modulo software aggiuntivo, il governo danese ha previsto la possibilità per le aziende di inviare le proprie fatture per posta, in formato cartaceo, a grandi centri di scanning. Chi invia continua a pagare il suo bravo euro per il francobollo (zero risparmio). Il governo ci mette un altro euro per pagare il centro di scanning. Non è affatto chiaro se il file risultante sia sufficientemente privo di errori per essere dato in pasto direttamente al sistema informativo dell’ente pubblico acquirente.

In ogni caso il risultato è che la fatturazione elettronica non si è diffusa fra le imprese (che non sono evidentemente interessate a pagare per lo scanning della fatture passive), che continuano a scambiarsi fatture cartacee nel 90% dei casi. È possibile, ma francamente dubbio, che la pubblica amministrazione danese sia già in grado di processare le fatture elettroniche ricevute in modo automatico.

Infatti, se inviare fatture elettroniche richiede (a fronte di benefici tutto sommato modesti, circa un euro a fattura) qualche intervento sul gestionale, ricevere fatture elettroniche e processarle in modo automatico richiede una revisione pesante di processi e sistemi.
In definitiva, è oramai pacifico che la fatturazione elettronica “da sola” non parte. A nessuno conviene essere il primo ad inviare o a ricevere fatture elettroniche. È anche generalmente accettato che, se tutti (o quasi tutti) si scambiassero fatture elettroniche, si avrebbero risparmi e miglioramenti di efficienza molto considerevoli.
Infine è abbastanza probabile che rendere obbligatoria la fatturazione elettronica verso la PA potrebbe consentire di raggiungere la massa critica sufficiente per farne diffondere l’uso anche fra le imprese.

Ma, come ci insegna l’esperienza danese (che non si è posta la diffusione della fatturazione elettronica fra le imprese come obiettivo), il mezzo insuccesso è dietro l’angolo.Sarebbe, ad esempio, opportuno associare al “bastone” della obbligatorietà della fatturazione elettronica una “carota” (come riduzione dei termini di pagamento).

Inoltre, pur privilegiando l’uso della fattura elettronica “ex lege”, potrebbe essere opportuno prevedere inizialmente la possibilità - a chi non è pronto a fare il balzo in avanti - di effettuare la sola trasmissione elettronica della fattura, magari fornendo garanzie di autenticità dei flussi mediante firma elettronica e utilizzo di canali telematici sicuri (per esempio con la posta elettronica certificata). Con gli strumenti giusti, nella maggioranza dei casi, probabilmente per realizzare gli interventi tecnici basta un'ora.

In questo modo l’impatto risulterebbe molto meno problematico, pur garantendo da subito una parte significativa dei risultati attesi e avviando il percorso per il conseguimento di quelli finali.

(Continua)
 

* www.optiinvoice.it
** Docente di diritto tributario comunitario, Università Marconi di Roma - Avvocato

Inizio pagina  Indice della sezione  Prima pagina © InterLex 2006  Informazioni sul copyright