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Firma digitale

Cedolini, il vero problema è la privacy

di Fabio Annovazzi* – 17.04.08

Vedi anche:
Buste paga via posta elettronica: sì, ma come? di Paolo Ricchiuto
Buste paga via posta elettronica? C'è la PEC... di Manlio Cammarata

La discussione sulla necessità o meno di disporre di una casella PEC per ricevere il cedolino tocca la questione – importantissima – della “libertà di forma” che la legge generalmente garantisce alle parti nella definizione dei propri rapporti contrattuali. Nel mondo “normale”, le parti sono libere, salvo casi particolari, di concordare la forma che preferiscono per definire i propri rapporti contrattuali. In genere un contratto orale è “buono” quanto un contratto scritto, salvo che il codice civile disponga diversamente

Nel mondo “informatico”, le cose non stanno esattamente così. Mentre viene di fatto riconosciuto che una semplice e-mail - anche se non firmata e non PEC - un qualche valore ce l’ha, poi il legislatore pone un impegno notevolissimo (che non trova alcun riscontro nel mondo “normale” della carta) per richiedere l’adozione di particolari “forme” (che a loro volta presuppongono particolari soluzioni tecnologiche) in tutta una serie di fattispecie. L’ultima, di cui francamente non si sentiva il bisogno, è quella del cedolino.

Naturalmente il legislatore può obbligare l’uso “solo” di una particolare tecnologia (nonostante esistano altre tecnologie alternative) per motivi assolutamente legittimi.
Uno dei motivi meno legittimi (non foss’altro perché non funziona) per obbligare l’uso di una tecnologia che il mercato si rifiuta testardamente di utilizzare, o utilizza “troppo poco” rispetto a quanto si vorrebbe, è perché al legislatore quella tecnologia “piace”.

Un buon esempio è l’obbligo di utilizzare la firma qualificata per la fattura elettronica, che – oggettivamente – è un overkill rispetto all’esigenza di garantire la identità e la autenticità del documento informatico. L’uso della firma qualificata continua a deludere le attese, e non sono pochi quelli che ritengono che la scarsa diffusione della fatturazione elettronica sia in buona parte da imputare alla maggiore complessità legata all’obbligo di utilizzare la firma qualificata. Fra l'altro la direttiva europea consente che la fattura elettronica sia dotata della advanced electronic signature, che corrisponde alla firma elettronica (non qualificata) del nostro codice dell'amministrazione digitale (vedi Firma digitale: ancora l'ottusa arroganza del legislatore di Manlio Cammarata).

Venendo al tema del cedolino, c’è qualcosa che non si capisce. La PEC equivale ad una “raccomandata on-line”, con o senza ricevuta di ritorno, e dimostra l’avvenuta consegna e, eventualmente, l’avvenuta ricezione di un certo documento elettronico.
Ma nel mondo “normale”, cartaceo, di cedolini inviati per raccomandata ce ne sono pochini. Alcune aziende chiedono al dipendente di firmare una ricevuta alla consegna del cedolino, ma l’esigenza della “prova” di invio/ricezione non è quella prevalente. Le esigenze che l’azienda deve assolutamente soddisfare sono due: riuscire a consegnare il cedolino al dipendente “giusto” il giorno “giusto” e assicurarne la confidenzialità. Non voglio che nessuno possa guardare il mio cedolino controluce e scoprire quanto guadagno.

In Italia vengono stampati un paio di centinaia di milioni di cedolini l’anno, con un costo complessivo (inclusa consegna) che probabilmente si aggira su qualche centinaio di milioni di euro. Il tema della dematerializzazione probabilmente non si pone neppure per una buona metà (quanti non hanno accesso ad internet né al lavoro né a casa?). Dopo di che ci si confronta col problema della resistenza al cambiamento, che non è un atteggiamento retrogrado e irrazionale, ma semplicemente riflette il fatto che l’opzione “per via elettronica” deve essere realmente “migliore” (cioè più pratica, semplice, sicura) per chi riceve. Altrimenti continuiamo a tenere il cedolino nel cassetto, assieme alle bollette dell’elettricità e del telefonino.

Se il legislatore dice che – chissà perché – anche chi riceve deve avere la PEC, essenzialmente sta dicendo che nessun cedolino verrà mai inviato per e-mail. E non tanto perché dare una casella PEC a ogni dipendente è – a dire poco – complicato, ma perché una casella PEC che mi serve solo una volta al mese per ricevere il cedolino io non la voglio proprio. Preferisco continuare a ricevere il cedolino di carta, grazie mille. Tra parentesi, se fosse assolutamente necessario avere “la prova” che il dipendente ha ricevuto e aperto la e-mail, di approcci alternativi che non richiedono una casella PEC ce ne sono parecchi.

Ma, anche nell’ipotesi che fosse sufficiente che solo la mail di chi invia fosse PEC, e il cedolino potesse arrivare sulla e-mail normale, è legittimo nutrire dubbi sulla attrattività pratica della cosa.
Sono anni che ci dicono che inviare una mail non cifrata è come inviare una cartolina, che chiunque (o almeno chiunque abbia accesso al mail server della azienda) può leggere. Personalmente, farmi arrivare il cedolino stampato su una cartolina non lo trovo particolarmente attraente.

Ma si può cifrare il cedolino? In teoria sì, in pratica generalmente no. È necessario che il ricevente abbia un certificato digitale e che chi invia conosca la sua chiave pubblica. Quand’è l’ultima volta che avete ricevuto una e-mail cifrata? Se non lavorate alla CIA, siete dirigenti di una grandissima azienda, avvocati di affari o vi occupate di acquisizioni, la risposta è probabilmente "mai". Il motivo è che gestire i certificati costa ed è relativamente complicato.

Anche qui, il mercato ha sviluppato soluzioni che permettono di inviare e ricevere mail cifrate in modo più semplice, senza bisogno di certificati. Ma non sono necessariamente compatibili con la PEC...
  

* www.optiinvoice.it

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