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InterLex - RIVISTA DI DIRITTO TECNOLOLOGIA INFORMAZIONE

 

 

Il dato è un "prodotto": verso un'ecologia dell'informazione personale?

- Enzo Maria Tripodi* - 18 settembre 2017

Il punto di partenza è costituito dal fatto che appare ormai comune parlare di "impronta ecologica" dei prodotti, intendendosi per tale tutta la complessa procedura necessaria ad individuare quale sia il costo "sociale" della produzione. Funzionale a quella che viene chiamata "economia circolare" (ossia il "riciclo" portato alla massima espressione) è l’individuazione di tutti i costi che gravano sulla procedura di fabbricazione e distribuzione (e smaltimento/riciclo) dei prodotti, tenuto conto di ogni componente.

E, fin qui, nulla di nuovo.

Ai nostri giorni, tuttavia, occorre interrogarci sulle conseguenze dell’economia digitale, cioè del progressivo spostamento degli acquisti su dinamiche telematiche, incrementate dalle funzionalità, in tal senso, di smartphone e tecnologie per i pagamenti NFC (e simili). Se è così - e non pare potersi pensare seriamente diversamente -, accanto al costo "ecologico" dei prodotti (e, soprattutto, dei servizi) via web (si pensi, per fare un esempio allo spettacolare costo energetico dei server, ovvero a quello della logistica sul quale ruotano economie multimiliardarie), a mio avviso occorre prestare attenzione anche al dato "informativo".

Se comprate uno smartphone e non "consegnate" una casella di posta elettronica, il telefonino semplicemente non può essere utilizzato. Lo stesso dicasi per il personal computer che è diventato più social che personal. Infatti se non è "connesso" non funziona affatto, in barba alla circostanza, per nulla secondaria, che potremmo averlo comprato, semplicemente, per archiviarci dei contenuti che non abbisognano di alcuna connessione web.

L’eccessiva richiesta di dati personali (anche senza che questi, come detto, siano realmente necessari e finalizzati a quanto dichiarato...) finisce per diventare una "impronta" rispetto al costo ed all’accesso ai prodotti/servizi. A questo punto occorrerebbe aprire una riflessione su quanto la disponibilità di queste informazioni non solo non vengano "retribuite" al proprietario ma, al contrario, consentano, a chi le "pretende", di conseguire un valore aggiunto in termini di business intelligence, ossia, in altre parole, un vantaggio competitivo senza alcuna contropartita.

A prima vista, le internet major ci "fanno un favore" nel renderci la vita più semplice, per altro verso vogliono sapere "troppo" e non certo per conferirci solo vantaggi. Non appena avremo reso disponibile ogni dato, secondo la notoria prassi del monopolista, vedrete che ogni cosa ci sarà fatta pagare. Allora non sarà più possibile tornare indietro.

Molti hanno dimenticato che la prima legge antitrust prese il via, in America, per riconsiderare la crescita dello strapotere della Standard Oil (che, va da sé, si occupava di petrolio, risorsa ancora "principe" nonostante si parli di una Quarta Rivoluzione industriale), l’informazione via web, invece, in virtù di "obblighi" nascenti dal mezzo "tecnico" ha finito per creare un sistema oligopolistico mondiale ancora più pericoloso, senza che qualcuno abbia voluto introdurre, per tempo, i giusti correttivi. La strada di Qwant, tanto per fare un esempio legato ai motori di ricerca, appare in decisa salita.

Se le informazioni concorrono alla ‘costruzione’ del servizio, la loro quota-parte in termini di materia "prima" non solo deve riverberarsi, in qualche misura, sul costo del servizio ma deve anche essere opportunamente "evidenziata". Così facendo, l’interessato – che, peraltro, è il "titolare" dei dati di cui parliamo – potrà essere posto nelle condizioni di scegliere l’alternativa che, in termini di rapporto costo/opportunità, sia maggiormente rispondente alla propria "filosofia di vita". Questo determinerà una competizione tra le imprese in cui si potrà comprendere quanto "pesano" i nostri dati.

Verso un’ecologia dell’informazione personale?

Queste poche righe sono in memoria di Stefano Rodotà (che aveva capito tutto da tempo).

* Giurista specializzato nella disciplina del commercio, la contrattualistica d’impresa e la tutela dei consumatori.

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