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InterLex - RIVISTA DI DIRITTO TECNOLOLOGIA INFORMAZIONE

 

 

Tra la persona e l'algoritmo: l'internet vent'anni dopo

- Manlio Cammarata - 8 maggio 2017

L'8 maggio 1997 entrava in vigore la legge 675/96 "Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali". Legge attesa, molto discussa durante i passaggi parlamentari, ma che ha segnato nel bene e nel male gli inizi della diffusione dell'internet nel nostro Paese, con le prime riflessioni sul rapporto tra attività in Rete e vita privata.
Il 1997 fu un anno-chiave per il diritto delle tecnologie dell'informazione e l'informatica giuridica: oltre alla legge sulla privacy, furono varate le  norme fondamentali sulla firma digitale e fu istituita l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

L'internet era ancora per pochi: avrebbe incominciato a diffondersi due anni dopo, con le prime offerte di accesso gratuito. Ma agli osservatori più attenti non sfuggivano le infinite potenzialità dei nuovi strumenti. Proprio in quell'anno Stefano Rodotà pubblicava un saggio intitolato Tecnopolitica, nel quale analizzava i possibili scenari dell'evoluzione della cittadinanza.

Un questo contesto nasceva InterLex. Era una partenza, ma anche una tappa necessaria del percorso di idee nato due anni prima, con il Forum multimediale La società dell'informazione, intitolato Comportamenti e norme nella società vulnerabile.

Oggi la "società vulnerabile" è davanti agli occhi di tutti. Solo due giorni fa scoppiava in Francia il caso di una massa di documenti rubati da hacker dal server di uno dei due candidati alle elezioni presidenziali. Era accaduto qualche mese fa per le presidenziali americane. La notizia ha avuto come al solito una diffusione "virale".
Il punto è che la moltiplicazione dei messaggi non è stata fatta solo dagli umani, ma soprattutto dalle macchine, dall'intelligenza artificiale (intelligenza?) di algoritmi al servizio di chi cercava di influenzare le scelte politiche E forse negli USA ha funzionato.

In questo momento sembra che i problemi più seri siano gli attacchi informatici e le fake news. Sarà vero. Ma io sono più preoccupato dalla IoT, l'internet delle cose (che ci spiano) e ancora di più dalla dalla imminente Internet del Tutto (IoE, Internet of Everything), dove la "cosa" che mancava alla prima dovrebbe essere la persona con un chip installato nel cervello, prossima grandiosa evoluzione del telefonino.

Governata da sempre più pervasivi algoritmi, la sorveglianza totale, che Rodotà paventava nel 1977, dopo vent'anni è un dato di fatto sotto gli occhi di tutti. Ma che troppi non vogliono vedere. E non è sorveglianza fine a se stessa, perché serve a influenzare, a determinare le scelte e i comportamenti dei singoli e della collettività.

Le fake news non nascono solo sulle reti sociali e le reti sociali non ne sono le prime responsabili. La responsabilità, anzi, l'irresponsabilità, è di una minoranza di tecno-intossicati in preda a continui raptus di condivisione compulsiva. Persone che vedono il mondo e lo vivono solo attraverso uno schermo di pochi centimetri quadrati.

Una semplice osservazione ci aiuta a capire questa realtà. Da quando esiste il cinema, e poi la televisione, il mondo in movimento è rappresentato da inquadrature orizzontali. E' naturale, perché il campo visivo dell'uomo è più esteso in larghezza che in altezza.
Oggi siamo invasi da filmati con inquadratura verticale (la posizione più frequente del telefonino), segno che i filmatori "vedono" un ritaglio del mondo, a due dimensioni, invece della più ampia realtà tridimensionale che in natura si offre allo sguardo.

Il telefonino serve per pagare il biglietto dell'autobus o il parcheggio, le forme più elementari di rapporto tra il cittadino e la pubblica amministrazione. Ma riflettiamo un secondo: è più semplice e ci vuole meno tempo a pagare col telefonino (dopo le snervanti operazioni preliminari di installazione dell'ennesima app e delle credenziali, il controllo del credito disponibile... accidenti, non c'è campo!) o infilare una moneta nella macchinetta?

Già, la macchinetta. Quella che, se la usi per comperare il biglietto del treno, ti guarda in faccia e conserva non solo la tua foto, ma analizza anche la tua espressione perché l'ennesimo algoritmo vuole aggiungere al tuo profilo anche il tuo grado soddisfazione per il servizio. Ma come può capire se in questo momento hai un'espressione felice perché finalmente vai in vacanza, o inferocita perché ti hanno appena fatto una multa?

E intanto la politica e il diritto si esercitano in iniziative scoordinate, inutili, assurde e in tentativi di repressione che arrivano alle proposte del Ministero della Verità.

Ecco, in questo Forum vorremmo capire non solo i problemi della protezione dei dati personali, i mille risvolti dell'archiviazione elettronica, i troppi  e a volte inaffidabili sistemi di identificazione online, i modi per difenderci dagli hacker e dalle fake news. Insomma, tutti gli aspetti quotidiani della cittadinanza digitale
Vorremmo capire che cosa significa tutto questo per la nostra vita e per quella dei nostri figli. E se possiamo fare qualcosa per renderla migliore.

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