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Tre errori sul comunicato del "nuovo" CAD

- Gianni Penzo Doria* - 20 dicembre2017

Nell’articolo apparso recentemente sul vecchio CAD (sì, caro lettore, vecchio come vedremo tra poco), a firma di due tra i principali autori, compaiono tre errori nei primi tre paragrafi. Alcuni di metodo, non solo tecnici. Confido nella preparazione riconosciuta degli autori per porvi rimedio.

Il primo: "Saremo aperti e trasparenti". Trasparenza, sostantivo di cui molti si appropriano, significa rendere disponibile dati, informazioni e documenti. Lo stabilisce, appunto, la legge. Ora, esiste la descrizione dei contenuti, ma non esistono i contenuti, né il documento principale che li rappresenta. Ciò significa che, in primo luogo, soltanto chi ha il testo definitivo come uscito dal Consiglio dei ministri può commentarlo. Ciò impedisce nell’opacità di prenderne piena contezza a chiunque interessato. La trasparenza, giuridicamente, è ben altro.

Il secondo: gioco di squadra tra giuristi e informatici. Si tratta di un errore molto importante negli effetti, nella convinzione che l’amministrazione digitale italiana abbia bisogno solo di due famiglie professionali. Si parla di archivi, di conservazione e di protocollo, ma non sono stati coinvolti gli archivisti. Si parla di documenti e di firme, ma non sono stati coinvolti i diplomatisti. Si parla di organizzazione, ma non si sono coinvolti gli scienziati del management. E, infine, la stessa norma del 2016 aveva correttamente introdotto anche i professionisti dell’informatica giuridica, cosa molto diversa dagli informatici e dai giuristi. Ma com’è possibile? Lieto di essere sonoramente smentito.

Il terzo: il CAD è e rimane il caro e vecchio D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82. Qui dichiaratamente si interviene, su delega parlamentare, solo sul D.Lgs. 179/2016. In pratica, si modifica e si integra un provvedimento di modifiche e integrazioni, che ormai non si contano più. Se questo è un Codice!

Infine, una nota positiva. Risultano apprezzabili gli sforzi verso la semplificazione e verso l’attuazione del principio comunitario della neutralità tecnologica. Tuttavia, prima di commentare un commento, mi riservo di leggere il testo definitivo nella certezza cristallina che non ci sia qualcuno che lo sta ancora riconfezionando dopo l’approvazione del Consiglio dei ministri. Vorrei, infatti, proseguire questo articolo per raggiungere almeno le usuali due/tre cartelle, ma sarebbe un commento al commento, per cui mi fermo, per il momento, qui.

*  Direttore generale dell'Università degli Studi dell'Insubria

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