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InterLex - RIVISTA DI DIRITTO TECNOLOLOGIA INFORMAZIONE

 

 

Essere "cittadini digitali": nuove opportunità, nuovi interrogativi, nuove soluzioni

- Antonello Busetto* - 8 gennaio 2018

Le politiche sociali e di innovazione, così come quelle del lavoro, della scuola della giustizia, della salute e non ultime quelle per la semplificazione e la Pubblica Amministrazione, solo per citarne alcune, passano attraverso il concetto di CITTADINANZA DIGITALE.

Giusto per schematizzare il tema dobbiamo considerare 3 componenti in gioco:

·         la CITTA’ intesa come habitat e sistema di Infrastrutture, Servizi, Comunicazione;

·         il CITTADINO come parte della comunità che fa riferimento a Regole, Dati/Informazioni ed Educazione;

·         il DIGITALE al quale affidare l’evoluzione del concetto di CITTADINANZA tradizionale.

Come si vede gli argomenti da trattare sono numerosi e vorrei soffermarmi su alcuni di essi che possono essere di interesse per il dibattito odierno.

Come si fa ad essere CITTADINI DIGITALI? Sicuramente andranno definite e rispettate le REGOLE ossia i Diritti e i Doveri della cittadinanza digitale e come dicevano i nostri “padri”: UBI SOCIETAS IBI IUS.

Avremo infatti nuove opportunità derivanti dalle tecnologie digitali come ad esempio quelle relative all’Internet delle cose e alla Domotica o quelle cosiddette wearable ad uso sanitario o lavoristico. E ciò comporta nuove interrogativi e nuove soluzioni. Si pensi ad esempio ai temi della Security, della Privacy, si pensi alla diffusione delle cosiddette Fake News.

In proposito mi vengono in mente alcune idee.

·         Si pensi ad esempio ad un Cittadino Digitale che utilizza sistemi anche semplici di Intelligenza Artificiale:

­   bisognerà essere attenti alle tecnologie adottate ed al loro funzionamento (ad esempio andranno gestite con attenzione le reti di telecomunicazione e di energia per evitare che il loro blocco possa inibire il funzionamento di automatismi ed apparati domotici);

­   si dovrà curare il reskilling (riaggiornare le proprie capacità e competenze) perché altrimenti non si riuscirà più a guidare l’automobile se c’è il pilota automatico ovvero non si potrà tenere in ordina la casa se la sua pulizia è affidata a robot.

·         C’è un problema generazionale relativo ai cosiddetti NAID (Nati Analogici ed Invecchiati Digitali) ai quali toccherà vivere la trasformazione.

·         Ed infine il cambiamento che va Dominato e non Subito, realizzando una trasformazione che deve essere PROGRESSIVA (si pensi all’evoluzione dei trasporti che sono passati dal cavallo alla locomotiva, all’automobile, all’aeroplano).

Bisogna quindi valutare ed accompagnare il cambiamento considerando problemi, difficoltà, nuove sfide, opportunità, nuove regole, … che si associano alla diffusione dell’Information Technology.

E mi piace ricordare in proposito alcuni punti relativi allo studio “Il settore IT in Italia” realizzato da Anitec-Assinform in collaborazione con l’ISTAT e presentato lo scorso 4 dicembre a Roma.

In Italia l’Information Technology è un settore strategico che contribuisce in modo rilevante al PIL con il 3,7% del valore aggiunto. È caratterizzato da una elevata produttività e dal fatto di occupare in prevalenza giovani in buna parte laureati. Il settore IT è uscito dalla crisi 2008-2014 grazie a un processo di trasformazione evolutiva che ha generato grandi potenzialità innovative ed elevate competenze, cruciali per sostenere la digitalizzazione del Paese. Abbiamo un’occasione da cogliere e che va ben oltre gli interessi del settore. Le direzioni strategiche sulle quali l’IT evolverà sono chiare:

·         abiliterà e coglierà le opportunità della Trasformazione Digitale in atto in tutte le Imprese;

·         si focalizzerà sulle competenze richieste dalle nuove tecnologie come il Cloud, gli Analytics e l’Intelligenza Artificiale, Internet of Things, applicazioni e comunicazioni in Mobilità;

·         il suo sviluppo sarà ulteriormente accelerato dalle straordinarie iniziative di sistema quali il Piano Strategico Banda Ultra Larga, Il Piano Impresa 4.0, e, auspicabilmente, dall’accelerazione del Piano Triennale della Pubblica Amministrazione Digitale.

Tutto questo tenendo conto del peso e del ruolo del settore IT, e della sua ancora eccessiva frammentazione, porta non solo a invocare ulteriore impulso alle iniziative citate di digitalizzazione già varate, ma anche intraprendere ulteriori iniziative volte a:

·         ridurre l’eterogeneità di specializzazione settoriale e i disequilibri territoriali;

·         stimolare la diffusione dei processi di trasformazione digitale nello stesso IT;

·         rafforzare le circolarità virtuose tra domanda e offerta evoluta di IT;

·         incoraggiare la crescita dell’offerta Cloud, che per sua natura può favorire la diffusione di applicazioni nelle PMI;

·         aumentare qualità e diffusione di competenze e cultura digitali.

Quali sono le “condizioni al contorno” ? Sicuramente entra in gioco il tema dei BIG DATA che possono daci risposte giuste se sapremo porre domande giuste e quindi ecco emergere le “3C” che devono accompagnare il cambiamento: COMPETENZE, COSCIENZA e CONOSCENZA. Questo soprattutto considerando che la “Cittadinanza Digitale” è sinonimo di “Società dell’Informazione” e come detto in apertura “UBI SOCIETAS IBI IUS” o se mi è consentita la libertà linguistica “UBI SOCIAL IBI IUS” che si collega direttamente alla dimensione umana degli argomenti in parola e a tematiche del tutto nuove come l’Identità digitale o il Diritto all’Oblio.

Concluderei pertanto con le parole dell’Onorevole Paolo Coppola, Presidente della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul livello di Digitalizzazione e Innovazione delle Pubbliche Amministrazioni: “Non credo sia una novità scoprire che il problema principale è dovuto al fattore umano, alla mancanza di cultura, alle scarse professionalità …” nonché con una citazione di Manlio Cammarata, che ringrazio per l’invito odierno, su MCmicrocomputer n. 101 di novembre 1991, dove, in un’intervista a Giancarlo Scatassa, Presidente dell’allora Commissione per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione, istituita presso il Dipartimento della funzione pubblica, chiede “l’ultimo schema di disegno di legge elaborato dalla Commissione Informatica, parla, fra l’altro, di ‘eliminazione dei supporti cartacei’. Lei crede che sia possibile, in tempi ragionevoli, che dall’Amministrazione dello Stato scompaiano le scartoffie ?” e Scatassa risponde: “[…] Il problema è di mentalità. Noi dobbiamo superare il nostro modo di pensare. Non sono problemi tecnologici o normativi, ma di comportamento. Per questo credo che sarà necessaria una mobilitazione culturale, mi lasci usare questa espressione. Però io sono fiducioso […]”.

*  Direttore Anitec-Assinform

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